Storia e Progetto
Produciamo ciò che ci piace con impegno e dedizione perchè siamo i primi consumatori dei nostri vini. L’ aderire come azienda al gruppo di ricerca “Organic Wine Project” della GiottoConsulting è stata un’evoluzione spontanea del nostro rispetto per l’ambiente e dall’aver acquisito la consapevolezza che ciascuno di noi è in grado di dare, entro i propri limiti, il suo contributo attivo nella battaglia contro l’inquinamento per avere un domani più pulito già da oggi. Nei nostri vigneti utilizziamo solamente metodi che garantiscono il pieno rispetto del territorio e dei cicli vitali per presentare dei vini naturali. Amore e rispetto per la natura i principi che seguiamo nella viticoltura biologica per darne un’interpretazione autentica ed originale.
Abbiamo scelto di mettere al primo posto la salute delle persone e dell’ambiente, di sfruttare la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, non utilizzando fitofarmaci di origine industriale, escludendo completamente i prodotti di sintesi, i pesticidi e gli organismi geneticamente modificati.
Il costante impegno nell’osservazione della nostra oasi sul Piave ed i più difficili metodi di coltura bio ci richiedono un maggiore impegno, intellettuale ed operativo, ma lavoriamo in un ambiente caratterizzato da equilibrio e salubrità. Peculiarità preziose che vengono trasmesse ai prodotti biologici, ai nostri vini biologici: il non utilizzo di fertilizzanti o sostanze chimiche garantisce un vino genuino e più digeribile, inoltre uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Davis, in California, dimostra come gli alimenti coltivati biologicamente contengono una maggiore quantità di proteine, polifenoli e antiossidanti, quali carotenoidi e flavonoidi, considerati i più strenui nemici dell'invecchiamento cellulare.
Oltre il vino...
Anche la scelta dei materiali strizza l’occhio all’ecologia, tappo vite in alluminio, etichette stampate con inchiostro naturale ed una bottiglia dal vetro particolarmente leggero completano un packaging accattivante e completamente riciclabile. Il rispetto per l’ambiente non solo nella produzione e lavorazione delle uve ma anche nel packaging del prodotto finito.
I tappi vite che utilizziamo sono composti interamente di alluminio, prezioso minerale che può essere riciclabile al 100% infinite volte. Con il riutilizzo si risparmiano gli alti consumi di energia dell’estrazione e lavorazione della materia “nuova” oltre al minerale stesso! Anche la scelta di ridurre il peso della bottiglia nasce dall’esigenza di essere in prima linea nella tutela dell’ambiente senza dimenticare però la sicurezza dell’imballo. Sostenibilità la parola chiave che ci ha guidato in questa scelta.
L’essere ecologicamente consapevoli ci fa impegnare a ridurre il più possibile le emissioni di CO2 nell’ambiente così da potervi offrire vini bio dalla nascita delle uve sino al bicchiere.
Cosa significa e come produrre biologico
Nelle vigne biologiche puntiamo alla salvaguardia della biodiversità, sia vegetale che animale, cerchiamo di incrementarla e favorirla in modo naturale così che la vite cresca e maturi in una terra piena di vita.
L’Agricoltura Biologica è il sistema di produzione che, da un lato, punta ad offrire al consumatore prodotti genuini, privi di sostanze chimiche e con un elevato “valore etico-sociale”; dall’altro cerca di ridurre il più possibile l’impatto ambientale dell’attività stessa, facendo sì che ogni fazzoletto di terra venga utilizzato nel rispetto dei suoi cicli naturali ed in modo eco-sostenibile.
I fattori strategici e critici di successo della viticoltura biologica ruotano tutti attorno ai concetti di benessere e di natura, infatti l’agricoltura bio non utilizza sostanze chimiche di sintesi, conserva e migliora le caratteristiche del suolo, rispetta tutte le forme di vita e gli organismi utili, salvaguarda la salute dell’ambiente ed infine, salvaguarda la salute del consumatore e dell’operatore.
Anche la fertilizzazione del terreno è naturale grazie alla pratica del sovescio - all’agricoltura biologica si deve la riscoperta di un’antica tecnica che ora riveste particolare importanza nella lavorazione del suolo: il sovescio, un metodo efficace e salutare per aumentare la fertilità del vigneto. La tecnica consiste nel seminare delle specie erbacee, tipo leguminose, graminacee e crucifere, non per raccogliere ma per interrarle e concimare così il terreno. I benefici nell’uso del sovescio in agricoltura biologica sono molto importanti, anzitutto le radici di un erbaio penetrano in profondità nel terreno aumentandone la porosità e migliorando la capacità di ritenzione idrica. Controllare la semina fra i filari della vite aiuta la protezione dallo sviluppo delle erbe infestanti ed ancora le radici delle erbe seminate assorbono i microelementi presenti nel terreno e li rimettono a disposizione della vite in forme facilmente assimilabili. Infine grazie all’interramento di sostanza organica facilmente assimilabile c’è un deciso stimolo alla crescita ed all’attività di microrganismi del suolo, del c.d. humus. L'humus rappresenta, infatti, la parte più attiva, sotto l'aspetto chimico e fisico, della sostanza organica del terreno e interagisce con la frazione minerale e con la soluzione circolante influenzando le proprietà chimiche e fisiche stesse del terreno, ovvero la fertilità. Due i momenti di lavorazione:
- Lavorazione del suolo a filari alterni – nei lembi di terra lavorati abbiamo seminato delle essenze, principalmente graminacee che in primavera vengono sfalciate ed interrate per arricchire il terreno e i microrganismi che lo abitano.
- Semina di piante erbacee tra i filari in primavera – abbiamo fatto crescere fra i nostri filari erbacee polifite in grado di favorire la biodiversità che permette la vita a diverse specie di insetti e microrganismi che ostacolano il proliferare dei parassiti della vite. Inoltre, la presenza di batteri benefici, favorita dalla crescita di queste piante, fa si che le vigne traggano maggiore nutrimento dal suolo, si arricchiscano di minerali sviluppando nel tempo maggiore resistenza alle malattie ed una migliore capacità produttiva.
La cura della pianta è fondamentale in agricoltura biologica, particolare attenzione deve essere posta, da noi produttori, nella gestione del verde. La battaglia ai parassiti deve iniziare dalla prevenzione perchè solamente così si possono avere viti sane senza l’ausilio della chimica, le principali operazioni sono:
- Spollonatura – è l’asportazione dei germogli che nascono alla base della vite, vicino alle radici. Nei nostri vigneti è eseguita in modo manuale poiché questo è l’unico metodo che ci garantisce un lavoro mirato e completo.
- Scacchiatura – I cacchi sono i germogli sterili derivati dalle gemme a frutto. In molti casi, con questa operazione, vengono asportati anche germogli fertili, ad esempio quelli doppi o comunque in eccesso rispetto alla produzione desiderata. L’asporto è agevole quando i germogli sono teneri (20-30cm). Anche questo intervento viene eseguito totalmente a mano senza l’ausilio di macchinari. L’eliminazione dei germogli sterili aiuta e favorisce il microclima fogliare.
- Diradamento delle infiorescenze e dei grappoli - permette il controllo della produzione favorendo il miglior equilibrio vegeto-produttivo.
- Contenimento della spinta vegetativa, sfogliatura - evita che si creino le condizioni favorevoli per eventuali attacchi parassitari (soprattutto oidio e botrite) riducendo il numero di trattamenti necessari. Migliora l’irradiamento solare dei grappoli.
- Potatura verde – si effettua durante la fase dell’invaiatura serve a migliorare lo stato di benessere della coltura a prevenire lo sviluppo di alcuni patogeni difficilmente controllabili in agricoltura biologica.
La difesa fito-sanitaria prevede l’utilizzo di sostanze quali zolfo e rame, e di alcuni preparati naturali (chistosano, estratti vegetali ecc.) solamente nelle loro composizioni più semplici ed in quantità limitate. Per trattare solo quando è realmente necessario ci siamo dotati di un efficace sistema di monitoraggio dei vigneti: la capannina meteo IMT200 della Pessl. Questo strumento è in grado di effettuare previsioni meteorologiche, monitorare le precipitazioni pluviali, rilevare la quantità di umidità presente nell’ecosistema e nelle foglie stesse grazie al sofisticato sensore bagnatura foglie. Inoltre ha un modello di previsione specifico per la vite che rileva eventuale presenza di peronospora, oidio o botrite nel vigneto, questo ci aiuta a prevenire eventuali attacchi da parte dei parassiti e programmare i tempi degli interventi trattando con il rame solamente al bisogno e non più con cadenze periodiche, riducendo notevolmente le quantità utilizzate di questo minerale. Anche l’IMT200 strizza l’occhio all’ecologia ed è in linea con la nostra filosofia “bio”, infatti si alimenta con un pannello solare integrato e funziona in modo autonomo grazie all’energia rinnovabile.
Tutti gli interventi eseguiti in agricoltura biologica sono naturali e non invasivi, puntano a migliorare lo stato di benessere della vite. La pianta trae maggiore nutrimento dal suolo, si arricchisce di minerali sviluppando una maggiore difesa dalle malattie ed una maggiore capacità produttiva, l’acino ha una buccia più spessa e resistente, e l’uva ha una grande consistenza. I frutti della viticoltura biologica, che interpretiamo con amore e passione, ci regalano vini naturali, vini biologici, unici e ricchi di stile.
Cosa significa e come produrre biodinamico
Il biodinamico è una filosofia di pensiero e stile che segue le idee dell’austriaco Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, che agli inizi del XX secolo formulò i principi sui quali si fonda l’agricoltura biodinamica. La visione della terra come parte dell’universo e quindi dipendente dalle sue leggi e dalle influenze cosmiche è stata la chiave di volta nell’interpretazione della produzione di alimenti biodinamici, fra i quali, naturalmente, il vino.
Il biodinamico è un modo di vivere, osservare e lavorare la terra, significa aiutare la natura ad ottenere un suolo sempre più fertile producendo alimenti “vivi”, di qualità piena che nutrano l’uomo e gli diano salute. L’osservazione è dunque il punto di partenza, bisogna conoscere approfonditamente il vigneto nel quale si sta applicando la biodinamica e valutare le conseguenze di ogni singolo intervento. Non c’è una prassi definita da seguire, si può intervenire per aiutare e stimolare il benessere delle vigne solamente grazie alla conoscenza dei processi vitali che si svolgono nel vigneto. Come nel biologico, anche nel biodinamico si esclude la presenza di elementi chimici, ogm e manipolazione genetica in più si seguono le linee guida del compostaggio (l'imitazione biologica del processo di formazione dell'humus) ed i calendari dettati dalle fasi lunari.
Nell’agricoltura biodinamica ritroviamo le tecniche di lavorazione dell’agricoltura biologica quali sovescio, contenimento del vigore, contenimento della produzione, selezione dei germogli, gestione della copertura fogliare e concentrazione delle uve. Per potenziare la fertilità del suolo vi sono preparazioni omeopatiche e composti vegetali, per aiutare i processi:
- di fertilizzazione si utilizza il cornoletame - al momento dello sfalcio, talvolta anche nel periodo della semina, si distribuisce il c.d. “corno letame” o preparato da spruzzo 500. La preparazione del cornoletame inizia in primavera su pascoli polifiti, quindi con una grande varietà di erbe e coltivati con gli standard dell’agricoltura biodinamica. In questi prati, in fase di risveglio vegetativo e perciò “vivi”, si fanno pascolare i bovini che producono la materia prima per il cornoletame. Sono infatti le loro deiezioni fresche, senza aggiunta di materiali vegetali, la componente primaria. Nel periodo autunnale si affronta la fase operativa e più delicata. Devono essere scelti dei buoni corni di vacca, escludendo quelli di toro, da riempire con lo sterco selezionato ed interrati con molta cura in una zona del terreno con un’ottima esposizione. I primi mesi, in cui ha inizio l’attività microbica, rappresentano la fase più delicata che richiede costante osservazione ed il mantenimento di un’equilibrata umidità per favorire il delicato processo di trasformazione. Il contatto con il freddo intenso ed il gelo in inverno favoriscono una più intensa trasformazione della materia. In primavera il corno viene dissotterrato e subito si notano il volume della massa dimezzato e gli odori nobili di terra e sottobosco che la materia ha acquisito. Il letame è completamente trasformato in humus ed il composto è finalmente pronto per l’utilizzo.
- di intensità della fotosintesi si utilizza il cornosilice - prima della fioritura si irrorano i vigneti con il c.d. “corno silice” o preparato da spruzzo 501. Steiner indica come materia più indicata per la preparazione il cristallo di rocca che contiene il 98% di silice ma si possono utilizzare, come seconda scelta, anche sabbia o feldspati. Il processo inizia in primavera con la molitura dei cristalli, una fase fondamentale e delicata, che si deve spingere al massimo per ottenere un elevatissimo grado di purezza e finezza. La silice non è solubile in acqua e grazie ad una macinatura estremamente fine si può risolvere il problema ottenendo una sospensione stabile di silice in acqua. Devono essere scelti dei buoni corni di vacca, come nel cornoletame, escludendo quelli di toro, da riempire con la silice diluita in un po’ di acqua. I corni devono essere interrati in primavera e dissotterrati in autunno quando il composto è pronto. Nel periodo primaverile, quando si riattiva la fotosintesi nelle viti, il composto ottenuto deve essere nebulizzato nelle vigne in modo che la sospensione non sgoccioli sulle foglie ma si fissi nell’atmosfera. La luce, attraverso i cristalli presenti nelle goccioline nebulizzate, viene rifratta e scomposta nelle diverse fasce cromatiche. È consigliato fare il trattamento la mattina quando la luce è trasversale e c’è una maggiore rifrazione.
Le due preparazioni, cornoletame e cornosilice, si completano l’una con l’altra nella viticoltura biodinamica. Gli stimoli alla vite arrivano dalle profondità del suolo con la stimolazione dell’humus già presente nel terreno e dall’alto, dall’atmosfera, con la rifrazione della luce tramite i cristalli di silice nebulizzati. L’integrazione dei due trattamenti è fondamentale, è la loro combinazione che determina uno sviluppo armonico della vite grazie ad uno stimolo equilibrato.
Tutti i preparati in agricoltura biodinamica vengono usati in piccolissime quantità, quelli da spruzzo vengono distribuiti dopo essere stati "dinamizzati", ossia attivati secondo un certo metodo e per un certo tempo.
Anche in agricoltura biodinamica nella difesa fito-sanitaria, come in agricoltura biologica, c’è l’utilizzo di sostanze quali rame e zolfo, solamente nelle loro composizioni più semplici e in dosaggi limitati.
Ente certificatore: Suolo e Salute
Le nostre uve bio sono certificate da Suolo e Salute, www.suoloesalute.it, ente di controllo nato a Torino nel 1969 ed accreditato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come organismo di controllo e certificazione per l’agricoltura biologica ai sensi del Regolamento CE 834/07.
“Suolo e Salute è stata la prima "voce" in Italia a promuovere l'agricoltura biologica come modello alternativo all'agricoltura convenzionale; attraverso la dimostrazione oggettiva, dopo ricerche e sperimentazioni, che l'applicazione del metodo organico-minerale, portava ad ottenere prodotti agroalimentari con una valenza nutrizionale superiore, ottenuti nel rispetto delle leggi della natura.
Il controllo nel settore del biologico è un obbligo di legge, ed ha l’obiettivo di verificare la conformità aziendale ai requisiti richiesti dalle norme di riferimento e di mirare a reprimere eventuali comportamenti illeciti.”
Nella viticoltura biologica ad essere certificate però sono solamente le uve, non i vini biologici, poiché non esistono, ad oggi, delle prassi regolamentate da seguire nella vinificazione e nell’imbottigliamento di prodotti bio, sono in fase di studio delle proposte di legge per i metodi applicabili in cantina.
Spetta a noi produttori, perciò, non vanificare le faticose lavorazioni fatte in campagna per ottenere uve biologiche e preservarne le peculiarità durante la trasformazione in vino biologico.
Il controllo dell’intera filiera di produzione ci assicura di poter garantire in prima persona la tracciabilità di ogni bottiglia, così che possiamo ricondurre ciascuno dei nostri vini bio alla vite d’origine.
Osservare, ascoltare e favorire la natura ed i suoi ritmi non è scontato ma a volte, sorprendentemente, un pizzico di fantasia rende unico il nostro lavoro. Un orientamento bio - creativo e naturale alla vite, all’uomo, a noi, dove ogni elemento, anche il più piccolo è parte essenziale di un tutto che si esprime nei nostri vini biologici. Ci da grande soddisfazione poter presentare i primi frutti dell’Organic Wine Project.









