incrocio manzoni bianco

Il Vitigno Incrocio Manzoni

Tra tutti i cloni prodotti nell’ambito di un programma di miglioramento genetico messo a punto negli anni ‘30 dal Prof. Luigi Manzoni, Preside della Scuola Enologica di Conegliano, l’Incrocio Manzoni o Manzoni Bianco 6.0.13, composto da Riesling Renano x Pinot Bianco, è certamente il varietale che ha ottenuto i riscontri più favorevoli, imponendosi con buoni risultati inizialmente proprio nella provincia di Treviso.

Molto conosciuto nel Nord-Est, ma presente ormai quasi su tutto il territorio nazionale, questo vitigno rientra negli uvaggi di alcuni disciplinari di produzione della D.O.C. Bianco dei Colli di Conegliano, Breganze Bianco e Trentino Bianco, oltre a parecchi vini a Indicazione Geografica Tipica.

Il Manzoni Bianco, conosciuto anche come Incrocio Manzoni 6.0.13 o I.M. 6.0.13, è un nostro vitigno autoctono dalla produzione contenuta e dalla notevole capacità di adattamento a climi e terreni anche molto diversi tra loro, prediligendo però terreni collinari, non compatti, profondi, freschi e fertili.

E’ precoce nell’epoca del germogliamento e mediamente precoce nella fioritura, nell’invaiatura e nella maturazione; di media vigoria e contenuta espressione vegeto-produttiva presenta un grappolo piccolo, conico o cilindrico, spesso con un’ala e mediamente compatto (80-150 gr), l’acino è medio piccolo, sferico, di colore giallo-verde, la buccia è spessa, piuttosto consistente, mediamente pruinosa e dal sapore aromatico.

In virtù delle sue doti di finezza ed eleganza, buona gradazione ed acidità che apporta, viene utilizzato per la produzione di vini di alta qualità anche in purezza: dalla sua vinificazione si ottiene un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, dal caratteristico profumo delicato del Pinot Bianco e dal finissimo aroma tipico del Riesling Renano, di buon corpo e splendidamente equilibrato. Caratteristiche che lo rendono un autoctono dalle ottime potenzialità espressive.

Ricerca e Sperimentazione

Dal 2007 il Manzoni Bianco è uno degli autoctoni dell’area Doc Piave (assieme al Raboso Piave e al Verduzzo) inseriti nell’importante progetto di zonazione promosso dal Consorzio Tutela Vini del Piave Doc con il sostegno della Regione Veneto, il coordinamento di Veneto Agricoltura ed il supporto tecnico dell’Istituto sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.

Lo studio che si prefigge di favorire nei viticoltori le più accurate scelte viticole di breve, medio e lungo termine, è iniziato nel 2007 ed avrà una durata di 4 anni in cui verranno seguiti e monitorati 120 vigneti guida rappresentativi di tutte le diverse condizioni pedoclimatiche della DOC Piave.

Il progetto di zonazione si prefigge di analizzare le caratteristiche dei diversi terreni in funzione delle varietà di cloni e di vitigni, per individuare nelle zone ad alta vocazione enologica le interazioni tra vite e ambiente capaci di dare i migliori risultati di qualità e di mercato, vertendo non solo sull’aspetto viticolo-enologico, ma anche su quello storico-culturale della coltura della vite nell’area DOC Piave.

Anche la nostra Azienda, da sempre impegnata nella valorizzazione delle unicità del territorio produttivo dell’area DOC Piave che vanta una storia viticola millenaria, e forte sostenitrice dell’indissolubile legame tra vino e vitigno, clima, suolo e tradizione locale, è attivamente coinvolta in questa ricerca atta a raccogliere le reali potenzialità enologiche degli autoctoni della terra del Piave ed in particolare proprio del Manzoni Bianco, conosciuto anche come Incrocio Manzoni 6.0.13.

Con il nuovo disciplinare del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine controllata e delle indicazioni geografiche tipiche dei vin, a partire dalla vendemmia 2009, il Manzoni Bianco prenderà la Denominazione di Origine Controllata.

Luigi Manzoni

Il Prof. Luigi Manzoni, laureatosi in Scienze Agrarie all’Università di Pisa, fu dapprima docente in Scienze Naturali e Patologie Vegetali e poi Preside della Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, prima scuola Enologica d’Italia, fondata nel 1876.

Cenni biografici

Il prof.Luigi Manzoni (1888-1968) nel 1912 si laureò in Scienze Agrarie all’Università di Pisa ed il 1° novembre dello stesso anno venne assunto dalla Scuola Enologica di Conegliano come assistente ed in seguito titolare, della cattedra di Scienze e patologia vegetale. Nel giugno del 1933 divenne Preside e lo fu sino al 1958: suo il merito della ripresa della Scuola nel secondo dopoguerra come pure la costituzione della Unione ex Allievi.
Accanto all’attività di docente sviluppò quella di ricercatore e di sperimentatore, documentato da una settantina di pubblicazioni, tra cui i lavori di anatomia della vite corredati da sorprendenti microfotografie e quelli sui consumi idrici delle piante, eseguiti in collaborazione con il Prof. A.Puppo.
Fu anche sindaco di Conegliano dal dicembre 1946 al febbraio 1949 e a lui proprio Conegliano ha reso omaggio intitolandogli una Via della città.

Cenni storici

In Europa, a partire dalla meta dell’800, a causa della comparsa di nuove ampelopatie favorite dai sempre più frequenti scambi tra Continenti effettuati senza alcun controllo fitosanitario, si registrò una massiccia crisi per la viticoltura dovuta all’infestazione di parassiti sconosciuti alle viti europee. Perciò, oltre ai mezzi proposti dagli studiosi per una lotta diretta si rese necessario un miglioramento genetico della vite mediante incrocio e ibridazione su base scientifica, favorito anche dalle nuove conoscenze sulla genetica dovute agli studi di Mendel.
Il miglioramento genetico mediante incrocio venne finalizzato dapprima all’ottenimento di nuove varietà di uve da tavola e solo in un secondo momento la sperimentazione fu ampliata anche alle uve da vino, il cui pioniere fu il Prof. Muller che ottenne da incrocio l’oggi famoso Muller-Thurgau.

Gli esperimenti del prof. Luigi Manzoni

In Italia l’inizio dei lavori sulle uve da vino cominciò verso il 1924 proprio grazie all’operosità del Prof. Manzoni che, secondo direttive concordate con il Prof. Dalmasso, impostò una serie di combinazioni d’incroci utilizzando come parentali una varietà internazionale ed una autoctona trevigiana che vennero effettuati tra il 1924 e il 1930 e tra il 1930 e il 1935, con lo scopo di “ottenere un vitigno ad uva bianca ed uno ad uva nera che potesse sostituirsi con vantaggio alle varietà sino a quel momento coltivate”.

Nel primo periodo gli incroci vennero contraddistinti con 2 numeri: il primo indicante il filare ed il secondo il numero del ceppo sul filare. Appartengono a questo periodo le sperimentazioni sulle uve da tavola Besgano x Moscato d’Amburgo e Dattero di Beyrout x Luglienga e sulle uve da vino Trebbiano x Traminer, Riesling Renano x Trebbiano, Prosecco x Cabernet Sauvignon.

Tra il 1930 e il 1935 gli incroci, per distinguerli da quelli della prima serie, vennero identificati dal Prof. Manzoni con un numero di 3 cifre, la centrale delle quali è sempre lo 0 e le migliori combinazioni risultarono essere Riesling Renano x Pinot Bianco e Raboso Piave x Moscato d’Amburgo.
A partire dagli Anni ’40 iniziò la diffusione delle nuove varietà limitatamente alle Venezie con gli incroci ad uva rosata 1-50 (Trebbiano x Traminer) e a bacca nera 2-15 (Prosecco x Cabernet Sauvignon) sebbene l’interesse nazionale si andò via via spostando verso l’Incrocio Manzoni 6.0.13, oggi chiamato Manzoni Bianco (Riesling Renano x Pinot Bianco).